Pensiero laterale nel visual design

febbraio 7th, 2011 § 0

Oltre naturalmente ad avere uno specifico contenuto, ogni libro racconta qualcosa di sé. Innanzitutto attraverso le scelte editoriali, il modo di affrontare un argomento, l’ impostazione grafica e visiva, l’ adozione di un carattere, il rapporto testo-immagine e così via. Nei casi più riusciti si sviluppa un serrato dialogo fra contenuto e “contenitore”, dove, ad esempio, l’ iconografia sostiene le indicazioni testuali oppure dipana una propria storia parallela e integrativa. Più raro il caso di assoluta e perfetta osmosi testo-immagine risolti in un unicum utilmente indistricabile.

È quanto avviene nel ricco e assai speciale volume The art of looking sideways (Phaidon, London 2001, pagg. 534, $ 39,95) di Alan Fletcher, designer dello storico gruppo londinese Pentagram, ora consultant art director di Phaidon Press. Lungo oltre cinquecento pagine suddivise in 72 capitoli-argomenti, affiancando in modo coinvolgente parole e immagini, dove praticamente ogni pagina presenta una differente soluzione grafica e visiva, il libro sviluppa un itinerario dentro un tema affascinante della cultura, quello del “pensiero laterale”. All’ origine delle idee e della creatività artistica-progettuale si colloca infatti la modalità di elaborazione mentale di tipo associativo, tesa a generare punti di vista originali e innovativi nella soluzione dei problemi. Fletcher propone una riflessione iconico-verbale basata essenzialmente sulla lunga personale esperienza, sulle parole-immagini-cose che lo hanno interessato (“I acquire stuff. Things which catch my eye“) o che ha egli stesso prodotto. Passa analiticamente in rassegna i principali elementi culturali, estetici e progettuali che concorrono alla generazione del pensiero e alla strutturazione dei processi creativi. Citazioni d’ autore introducono le analisi condotte dall’ autore su temi, come ad esempio, la creatività, l’ ispirazione, il progetto; ogni volta sono differenti le scelte tipografiche – eppur risolte in un tutto unitario -, nell’ impiego di un tipo, nell’ impostazione della pagina, oppure di una particolare relazione testo-immagini. In altri casi ancora le parole stesse di una citazione, di una tesi perentoriamente sostenuta sono trattate secondo le modalità tipiche proprie delle immagini assumendo una decisa valenza iconica. “The book has no thesis – sostiene comunque l’ autore – is neither a whodunnit nor how-to-do-it, has no beginning, middle or end. It’ s a journey without a destination“. Se il volume tratta insomma del pensiero laterale, com’ è stato costruito esplicita ed esemplifica al meglio i meccanismi genetici della creatività progettuale. Esattamente come ciò di cui parla, non percorre una strada lineare e rettilinea, ma fornisce continui divergenti spunti ed elementi, di frequente spiazzanti eppure fortemente comunicativi; difficile e riduttivo alla fine da raccontare nei semplici contenuti: è stato progettato per essere assieme letto e guardato. “Un tour de force di strutturazione delle idee e di lucidità di scrittura – secondo John Thackara – oltre che di riflessione sul design”.

Articolo pubblicato sul IL SOLE 24 ORE, nell’inserto domenicale del 08/12/2002

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