Il sorriso del design

febbraio 8th, 2010 § 0

Il lavoro di Maria Cristina Hamel pone, fra le altre, una questione divenuta/ritornata di estrema attualità: la relazione fra cultura la progettuale contemporanea e i modi produttivi. Dai tempi di Alchimia in poi, la Hamel si è mossa lungo un territorio di frontiera che l’ha spinta (non diversamente in verità da quanto è accaduto, ad esempio, ad Alessandro Mendini) da una parte a guardare verso un mondo interiore di espressione poetica, dall’altra a preoccuparsi della collocazione e del significato dei propri oggetti nel panorama degli artefatti estetici.La conciliazione delle due istanze è di frequente passata attraverso la scelta di linguaggi, materiali e modalità produttive tali da salvaguardare la piccola serie, la cura del modo e della qualità del fare. Che non ha però mai impedito una visione più ampia di come intendere e praticare la presenza degli oggetti, in particolare nel contesto domestico, ben esemplificata dalle numerose collaborazioni sia con le aziende di produzione che con le grandi catene della distribuzione commerciale. Quest’ultima competenza  ha permesso di sostenere il confronto con  l’industria con alcuni esiti assieme pacati e riusciti. Come, per fare un unico esempio, nelle borse plastiche per Koziol (con Alessandro Mendini) che quest’anno compiono un decennio di vita. Ma la dimensione più congeniale alla progettista sembra essere quella della ricerca di dialogo fra il linguaggio del design, le necessità della piccola serie e i modi produttivi artigianali. È infatti possibile rintracciare un filo conduttore unitario dentro i suoi lavori dagli esordi ad oggi, sia nelle scelte linguistiche e formali che nei materiali adottati per la realizzazione dei propri artefatti. La predilezione cade naturalmente sulle tecniche manuali e sui materiali naturali, come la ceramica o il vetro. Altrettanto costante è un altro inconfondibile segno della designer, il colore vivace che comunica un senso sereno e felice delle cose e della vita. Tutte queste cifre ritornano nell’ultima collezione di ceramiche, realizzate dai maestri vicentini di Nove. Una collaborazione che fornisce, fra l’altro, un fattivo contributo alla salvaguardia e valorizzazione delle tradizioni del “saper fare” – in questo caso legati alla produzione artigianale della ceramica – presenti nel nostro paese, di frequente sottovalutate o autolimitantesi. Le otto sculture “Fiori di luce” fondono un materiale tradizionale, come la ceramica, con uno contemporaneo come il neon, a costruire oggetti luminosi assieme fisici e leggeri. La coppia di colonne di grandi dimensioni, “Paradiso terrestre” e “Amore e sentimento”, rileggono invece allegoricamente questioni esistenziali della vita di ognuno di noi: cromatismi, forme arrotondate e naturali, rimandi floreali e zoomorfi ne forniscono un’interpretazione gioiosa e giocosa. A noi pare sempre buona cosa quando il design ha a che fare con il sorriso.

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